Paolo Bertuzzo

Paolo Bertuzzo, nasce a Venezia nel 1951, studia alI’Istituto Statale d’Arte grafica e illustrazione, per poi proseguire con gli studi di pittura all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, seguendo le lezioni del maestro Emilio Vedova nel 1976.

Nonostante gli studi all’Accademia, la prima volontà di Bertuzzo era la documentazione fotografica e proprio partendo da alcune fotografie realizzate nei primi anni ’70 costruisce dei disegni a matita iperrealisti, mentre mantiene nella pittura tele che non sono mai monocrome.

Paolo Bertuzzo afferma: “La fotografia era l’occhio con il quale riuscivo a congelare quell’ attimo inimmaginabile e sorprendente che non avrei potuto catturare con la pittura.” Infatti, la passione dell’artista per la documentazione di fatti, mostre e teatro permette oggi al fruitore di vivere e rivivere momenti fortuiti e rivoluzionari dell’arte.

Paolo Bertuzzo fu informato nell’ottobre del 1975 di una serie di spettacoli di un gruppo teatrale che cambiarono la sua visione: il primo si sarebbe tenuto in Piazza San Marco con ingresso in libero e decise così di partecipare e documentare ciò che stava accadendo. Si trattava del Living Theatre che fu ospite nel 1975 alla Biennale di Venezia e mise in atto in Piazza San Marco e nell’ex chiesa di San Lorenzo, il progetto “The Legacy of Cain – L’eredità di Caino”-, un ciclo di spettacoli ispirati all’opera incompiuta di Leopold von Sacher-Masoch.

A Venezia furono presentati: Sette meditazioni sul sadomasochismo politico, La torre del denaro, Sei atti pubblici. A questo evento storico irripetibile partecipa anche Paolo Bertuzzo, all’epoca molto giovane ma già con una spiccata capacità di osservazione e una forte volontà di documentazione.

Le rappresentazioni del Living Theatre erano una grande novità al punto che Bertuzzo racconta: “Non capivo, e forse quasi nessuno capiva, tutti quei gesti, i pianti e le urla.”

La macchina fotografica è divenuta l’occhio attraverso il quale l’artista è riuscito, e riesce tutt’oggi, a fornirci la bellezza e la motivazione che ha spinto il gruppo di artisti capitanati da Julian Beck e Judhit Malina.

Durante le rappresentazioni c’era un continuo muoversi di attori sempre con una tensione constante nei gesti, che il gruppo cercava di diffondere agli spettatori. I volti degli attori trasmettevano sofferenza:

“Io scatto, ma vorrei che il suono venisse captato dalla pellicola. Mi accontento delle inquadrature che avrei visto solo la sera, dopo aver sviluppato la pellicola.”

La rappresentazione in Piazza San Marco prende le sembianze di una via crucis laica che interessa il gruppo teatrale tanto quanto gli spettatori, fino a che alcuni attori arrivano anche a distendersi per terra come se fossero morti, si fanno spostare l’uno sull’altro, mantenendo una postura rigida come se fossero effettivamente cadaveri. Quella che veniva messa in atto era una contestazione politico teatrale, un atto drammatico che voleva evidenziare della sofferenza del potere materialista e capitalista.

“Ho assistito a una cosa importante e ho pensato che queste foto sarebbero state stimolo ed emozione per le scelte future.”

Quello che emerge è che a Venezia nel 1975 si è passati da uno spettacolo fatto in teatro, ad uno recitato fuori dal teatro, ma che risulta essere anche fuori dagli schemi.

Queste fotografie vogliono ricordare e sono testimonianza che ci furono tante idee, tante voci e tanti pensieri e Paolo Bertuzzo ha trovato il mezzo attraverso il quale questi ideali sono giunti fino a noi: i suoi scatti.

Paolo Bertuzzo decide solo nel 2019 di raccogliere tutte le fotografie in bianco e nero, dense di emozioni tanto quanto di storia, realizzate tra Piazza San Marco e l’ex chiesa di San Lorenzo nell’esposizione “Venezia – New Orleans 1975”.