delebile

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delebile

Viviana Marchiò | Alessandro Armento

a cura di Martina Campese

Le Laite di Conco (VI)

Opening 15-07-2017 ore 17.00

All’interno del progetto #1 di 021UP si è lieti di presentare l’installazione “Delebile” del duo Armento Marchiò, a cura di Martina Campese. L’opera sarà frutto di un periodo di residenza presso Le Laite che permetterà agli artisti di entrare in contatto con il luogo e, soprattutto, con i suoi abitanti. La relazione con il contesto è in effetti un elemento imprescindibile per la realizzazione della loro riflessione.

Infatti, gli artisti Viviana Marchiò e Alessandro Armento, porranno l’accento sulla lenta e inesorabile sparizione delle minoranze linguistiche, la cui scomparsa può essere attribuita al processo di democratizzazione della comunicazione, al quale gli artisti non conferiscono un giudizio di valore. In questo contesto, la riflessione si traduce in una ricerca sulla lingua Cimbra.

Il concetto di fondo è quindi un’ode all’effimerità della lingua rappresentata dall’impalpabilità delle parole incise e dal suono appena percepibile della loro pronuncia.

Viviana Marchiò e Alessandro Armento vivono e lavorano a Napoli, nel 2016 iniziano una fruttuosa collaborazione, creando il duo ARMENTO MARCHIÒ. Nel marzo 2016 sono stati scelti tra i finalisti del I Edizione del Premio Raffaele Pezzuti per l’Arte con l’opera Il corpo di Napoli; nel novembre 2016, all’interno del ciclo di residenze d’artista promosse dall’Associazione Bienno Borgo degli Artisti, hanno realizzato l’opera Radicarsi per l’omonima esposizione. Dal 2017 entrano a far parte del collettivo artistico DAMP.

La mostra sarà visitabile presso Le Laite di Conco, Monte Cogolin (VI), il sabato e la domenica dal 15 luglio al 25 agosto 2017

info: martina.campese@gmail.com, armentomarchio@gmail.com

 

 

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Fotografie di Alessandro Armento

delebile

Il concetto di cui ci si accinge a parlare è l’inesorabile sparizione di determinati linguaggi che tuttavia racchiudono l’identità peculiare di un luogo e di uno spazio e che connotano una cultura.
delebile non è una risoluzione dell’opera d’arte con una sottrazione della sua processualità, al contrario, è una riflessione su di una sottrazione:
l’identità del luogo viene in realtà decurtata di un suo tratto distintivo molto forte, la lingua.

Gli artisti Armento-Marchiò realizzano un’installazione che mentre testimonia la presenza della lingua, ne sottolinea la sua assenza. Il connubio assenza-presenza è quello che ne accompagna l’implementazione.

“La parola collega la traccia visibile alla cosa invisibile, alla cosa assente…”
I. Calvino, Lezioni americane

delebile si riferisce alla lingua Cimbra, minoranza linguistica dell’Altopiano di Asiago, di cui ne raccoglie le parole e le mostra, in stampa a secco, in un impercettibile bianco su bianco.
Tuttavia la stampa lascia dei solchi indelebili, testimonianza di una presenza territoriale,
culturale e storica.
Al concetto di sparizione evidenziato dal non-uso consapevole di inchiostro, si accompagna il suono o sussurro dei Cimbri, che pronunciano le parole, le leggono, e guidano alla percezione delle parole stesse. Il suono è, ancora una volta, una presenza che testimonia l’inevitabile assenza.

Volendosi collegare all’idea di tempo di un artista concettuale che ha fatto della sottrazione cromatica un progetto di vita, Roman Opalka, si potrebbe azzardare a dire che l’ormai assenza di colore delle parole sia la fine della loro esistenza, il loro 1965+∞.
Le parole bianco su bianco sono un punto di arrivo, un tempo ormai giunto di vita.
Ricordando e riproponendo quanto detto da Opalka “si conta sempre nella lingua materna”, in riferimento alle sue registrazioni in polacco che accompagnano i numeri da lui dipinti, si ritorna all’importanza del concetto di cultura, identità e territorialità che ruota intorno alla lingua stessa.
Nell’arte, la sottrazione e riduzione al minimo dei processi di produzione, risolve l’opera in un’idea; questo è quanto accade quando lo spessore intellettuale supera di gran lunga la fisicità dell’opera d’arte.
Quando l’artista si sente in grado di fare l’opposto, ovvero riflettere sulla mancanza di fisicità di un concetto, la risoluzione può avere esiti innovativi.

Lo spessore concettuale di delebile qui non supera la processualità dell’opera, che resta
comunque di una sua consistenza e tangibilità.

Martina Campese