Federica Gonnelli

Federica Gonnelli nasce a Firenze nel 1981, città d’arte e di moda ed è poi cresciuta vicino a Prato, città del tessile, passando le giornate nella stanza di lavoro della madre tra stoffe, scatoline di cartone, fili colorati, manichini, matite e quant’altro occorra per la realizzazione di un abito.  L’artista afferma di aver sentito fin da piccolissima la necessità di creare, progettare, fare e amare l’arte, desiderio che ha poi realizzato scegliendo il Liceo Artistico e successivamente l’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Durante la sua ricerca artistica, dopo aver sovrapposto velature di colori, carte, elementi vegetali e fili sulla tela, ha sentito il bisogno di avere più profondità e di dare più spazio e respiro alle stratificazioni che componevano le sue opere, ponendo vari elementi che oscillassero tra bidimensionalità e tridimensionalità. Inizia così anche a rivestire le composizioni con un velo d’organza e grazie alla trasparenza del telo può sovrapporre immagini e figure che instaurano un dialogo tra di loro e con ciò che si trova oltre il velo stesso.

“Louise & Herbert”
“Louise & Herbert” – dettaglio

Il cambiamento continuo e l’ampliamento della stratificazione delle opere derivano dalla volontà di superare i confini prestabiliti, anche tra le varie discipline e arti, arrivando ad affiancare così alle opere realizzate anche performance, suoni, videoproiezioni, installazioni e videoinstallazioni.

Contrappunto 3

Nonostante le nuove tecnologie propongano nuovi rapporti sociali e nuovi supporti artistici, per Federica ciò non significa abolire il disegno, la pittura e la scultura, anzi, quest’ultime sono le basi conoscitive per la creazione delle opere. Infatti, solo l’unione tra le basi conoscitive e la tecnologia, offre vere e proprie espansioni creative e di senso per l’opera e per l’artista stesso.  Il video, le video installazioni e tutte le ibridazioni con le altre discipline artistiche, sfuggono a qualsiasi tentativo di classificazione e di riconduzione ad uno dei generi tradizionali delle arti visive, diventando emblemi della caduta di ogni compartimento stagno e dunque di ogni confine.

Proprio il tema del confine, è un tema caro all’artista su cui inizierà a sperimentare e riflettere cercando nuovi mezzi per identificare quelli che sono i confini, ma al tempo stesso superarli.

E’ infatti riduttivo definire Federica solo come fotografa, è invece un’artista a tutto tondo, un’artista che si serve di tutte le arti per realizzare quelle che sono le sue opere.

“L’impossibile diventa visibile”

Federica compie anche degli studi sul corpo, partendo dalla propria immagine che è ovviamente quella di cui ha maggior conoscenza: sperimenta la propria figura sui teli di organza e inizia a misurare lo spazio attraverso le sue realizzazioni. Il corpo umano è effettivamente esso stesso definito da confini che delineano la nostra identità fisica e ci definiscono, dividendoci dagli altri e dal mondo esterno a noi stessi.

Federica prende in considerazione unitamente il corpo, lo spazio e il tempo nel 2013, quando, terminato il Biennio di Specializzazione in Arti Visive e Linguaggi Multimediali, ha analizzato e fuso i tre elementi nella tesi “Videoinstallazioni tra Corpo – Spazio – Tempo”.

La stessa riflessione è ripresa nell’opera ​Tesi – tra le Attese: in cui l’attesa prende forma attraverso un oggetto scultoreo tridimensionale, un’asta, alle cui estremità sono poste due sfere.

“Tesi – Tra le Attese” – particolare dell’ assemblaggio

In questo oggetto si proietta e materializza simbolicamente lo spazio/tempo e non è solo un elemento scultoreo, ma un determinante strumento di indagine, misurazione e comparazione.

Viene a crearsi quindi un dialogo tra spazio e tempo che viene intensificato  da un suono infinito, apparentemente monotono e vibrante che ben richiama quella che è l’attesa.

Sulla traccia sonora, durante l’inaugurazione della mostra “Tra i confini” si muovono dei performer di danza che indagano quelli che sono i confini corporei tramite l’asta, che è dunque utilizzata come elemento di misurazione dello spazio e di comparazione tra spazio e corpo umano. Infatti, la danza stessa, altro non è che tensione, educazione e conoscenza della dimensione spazio-temporale in cui esistiamo e ci troviamo, cercando di evadere, attraverso il movimento, dai nostri confini corporei.

“Tesi tra le Attese” – performance di danza

Le opere di Federica nascono da fulminee suggestioni: un’immagine, una sensazione, una parola o un titolo. Porta sempre con sé un’agenda nella quale appunta tutto attraverso bozzetti e descrizioni precise. Svolge questo esercizio perché sente fortemente la relazione tra l’opera e lo spazio in cui la espone, quindi ogni opera vede la luce nel momento in cui capisce di aver trovato il luogo e tempo corretto per presentarla.

“Contrappunti” e “Quel qualcosa che si consuma e che si crea”

La ricerca di Federica Gonnelli è volta al superamento dei confini partendo proprio dalla parola ​confinis e i suoi significati.

Il termine confine sta ad indicare un “luogo in comune”, che sia condiviso, un luogo che unisca una certa categoria di persone, ma può essere interpretato secondo due visioni: dall’interno il ​confine è un termine aggregativo e positivo, ma dall’esterno risulta essere ciò che separa un luogo da altri col medesimo ruolo. È proprio su questo duplice significato che Federica incentra le sue opere e la sua riflessione, ponendo al fruitore la consapevolezza dell’esistenza di tali confini, per infine indirizzarlo verso il loro superamento.  

“Quel qualcosa che si consuma e si crea” – visione d’insieme
“Quel qualcosa che i consuma e si crea”

Anche nella mostra “Tra i confini” sono esposte un corpus di opere legate al tema caro all’artista, che sono però affiancate anche da opere ​site specific che presentano un riferimento speciale al luogo in cui la mostra è ospitata: il ghetto ebraico di Venezia.  Anche in questo caso Federica, visitando il luogo che ospita l’esposizione, ha modificato la propria scelta di opere da esporre e ha creato degli elementi ad hoc che ben si sposassero con il contesto. 

È così che il ghetto da confine per eccellenza diviene forma geometrica ed è così che luoghi sovrapposti diventano altri luoghi e che i confini della tradizione lasciano spazio alla contemporaneità. 

“Labile Laboratorio”
“Labile Laboratorio” – dettaglio