Alessandro Costanzo

Giovane artista catanese, la cui ricerca artistica è incentrata sul concetto di luogo, indagato nella sua accezione più intima e personale, e sulle specifiche dinamiche relazionali inevitabilmente correlate ai luoghi chiave della nostra esistenza.

Attraversare lo stretto, 2018, ph Alessandro Costanzo

Nella sua produzione è possibile rintracciare delle componenti cardine, sia dal punto di vista dei materiali impiegati, che da quello delle tematiche concettuali cui fa riferimento: l’utilizzo di un materiale naturale e malleabile, come la cera d’api, rimanda immediatamente all’idea di un alveo intimo, di una casa naturale e incontaminata, mentre il ricorso al filo riconduce inevitabilmente al concetto di legame, inteso soprattutto nella sua definizione di “rapporto o vincolo affettivo” che viene ad instaurarsi tra le persone e i luoghi e che può essere tanto prezioso quanto incredibilmente precario.

Partendo dal labile ricordo di esperienze personali, Alessandro Costanzo, attraverso la composizione di frammenti di immagini, riesce a materializzare una ricerca che affonda le proprie radici nella memoria più intima e personale, nel tentativo di rivivere e trasformare quei momenti in una poetica dimensione interiore.

“Il mettere in relazione diversi materiali, creando nuove possibilità spazio-temporali, assume anche una valenza semantica, che scorre attraverso il filo dei ricordi per poi riallacciarsi a un presente il cui valore è dato dall’essenza delle cose e dei loro continui rimandi.”

Nostalgie da visione, ph Alessandro Costanzo

La sua pratica artistica si caratterizza proprio per una evidente stratificazione dei materiali, la finitura con cera d’api e l’inserto di piccoli frammenti di carta, che, applicati sul supporto, vanno a celare parti della composizione.

“Nel mio lavoro utilizzo spesso la cera d’api, materia malleabile, densa, residuo e testimonianza tangibile di uno spazio intimo e primigenio; una sostanza già satura di autenticità che sottraggo al suo naturale contesto per restituirle un nuovo compito all’interno di un processo pittorico. Il segno si espande all’interno di forme geometriche o porzioni di immagini rappresentate che, a volte, costituiscono esse stesse il fine e limite ultimo che le isola dallo spazio circostante.”

Cio che copre e protegge, unisce e separa, 2018, ph Alessandro Costanzo

Le evocative composizioni poetiche create dall’artista si pongono su piani di lettura differenti, nonché su dimensioni spazio-temporali differenti, proprio grazie all’impiego del filo di cotone, che unisce figure evanescenti e punti specifici all’interno dello spazio pittorico, rincorrendo l’instabile equilibrio dei ricordi.

Sensazioni effimere di esperienze vissute stimolano in me un lavoro che, concatenando immagini e reperti, dia una concretezza fisica ad una ricerca che si sviluppa sul terreno aleatorio della memoria individuale e soggettiva, che cerca di ripercorrere e trasformare quei momenti in una continua intima proiezione.”

Alessandro Costanzo nasce nel 1991 e dal 2018 si trasferisce a Bruxelles dove vive e lavora. Iscritto dapprima all’Accademia di Belle Arti di Urbino, prosegue gli studi all’Accademia di Catania, conseguendo la laurea specialistica in Pittura – Arti Visive nel 2016. Tra le attività più recenti: residenza d’artista con Gianni Caravaggio: Ritratto a mano 3.0, Caramanico Terme (2016); Premio ORA, (maggio 2017); vincitore PREMIO SPECIALE BAF 2018 e PREMIO SPECIALE BONIONI ARTE ad Arteam Cup 2017, BonelliLab, Canneto sull’Oglio, (ottobre 2017); residenza d’artista del Premio Arti Visive San Fedele, Milano (2017-2018); La sostanza del ricordo, doppia mostra personale insieme ad Andrea Cereda, a cura di Matteo Galbiati, Galleria Bonioni Arte, Reggio Emilia (2018); è finalista e vincitore del Premio speciale progetto curatoriale under 30 @Punto sull’Arte (insieme a Stefan Milosavljevic), Arteam Cup 2018, Fondazione Dino Zoli, Forlì (2018).A settembre del 2018 collabora con il collettivo italo-belga “VOID collective”, composto dagli artisti Mauro Vitturini e Arnaud Eeckhout in occasione della Biennale a Parc d’Enghien “MIROIRS #2 – Tout est paysage”. Dalla fine del 2018 è in residenza a Bruxelles presso lo spazio “Arte Contemporanea”, associazione culturale no-profit (IT–BE), gestita da Rosanna Musumeci.

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Testi e progetto a cura di Martina Campese e Raffaella Ferraro.